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ANDROLOGIA NOTIZIE
 
 
INDURATIO PENIS PLASTICA: nostra esperienza sull'uso del Verapamil mediante ionoforesi

Introduzione

L’induratio Penis Plastica (IPP) rappresenta ancora oggi un problema terapeutico di notevole importanza, recenti studi fanno risalire la sua origine a ripetuti traumatismi locali ed annessi microtraumatismi vascolari con relativa deposizione di fibrina negli spazi tessutali la quale però non verrebbe adeguatamente riassorbita durante il normale processo di rimodellamento e riparazione della tunica albuginea.
I depositi di fibrina a loro volta provocherebbero: un aumento della permeabilità vasale, la liberazione di fattori chemiotattici per i leucociti, l’attivazione e la proliferazione dei fibroblasti.
II risultato di tali processi darebbe esito ad una sostituzione del normale tessuto elastico dell’albuginea con un tessuto fibroso cicatriziale
anelastico; la calcificazione della placca fibrosa rappresenterebbe poi lo studio finale della malattia.
Negli ultimi anni è stato proposto l’uso perilesionale del Verapamil in quanto tale molecola calcio-antagonista è in grado di inibire la sintesi e la secrezione fibroblastica di collagene.
In questo lavoro rappresentiamo la nostra esperienza clinica sull’uso del Verapamil mediante ionoforesi.
Uro
Materiali e metodi
Sono stati trattati n.15 pazienti tutti affetti da IPP, con una età compresa fra 44 e 67 anni; nessuno di questi pazienti era stato sottoposto a precedenti terapie.
N.8 pazienti pazienti accusavano un associato disturbo dell’erezione.
In n.8 casi su 15 era presente dolore in fase di erezione.
Tutti i pazienti, prima del trattamento, sono stati sottoposti al seguente studio: anamnesi, E.O., Rigiscan notturno, ecografia peniena dinamica, doppler penieno dinamico.
I diametri della placca variano da 2 mm a 23 mm.
In n.7 casi su 15 era presente una calcificazione nel contrasto della placca d’induratio.
II grado di incurvamento penieno, quando presente, variava da 10 a 80 gradi.
A tutti i pazienti è stato proposto il seguente trattamento: Ionoforesi giornaliera per 6 giorni alla settimana e per 6 mesi con il farmaco Verapamil in dose 5 mg per via Ionoforesi con elettrodi posizionati ai lati del pene (farmaco sul polo positivo + una corrente di 4 milliA, per 20’). Infiltrazioni bimensili peri-lesionale di Verapamil 10 mg, preceduta da anestesia loco-regionale del n. pudendo (10 ml Xilocaina 2% + Sol. Fisiologica 5 cc) seguita da ionoforesi polarizzante (elettrodo + posizionato da lato della infiltrazione peri-lesionale e con spugnetta imbevuta di acqua bidistillata in vece del Verapamil – corrente 4 milliA /durata della polarizzazione = 10’).
Per l’iniezione pari-lesionale è stato utilizzato un ago 30G innestato ad una siringa da 20 cc.
II numero totale delle infiltrazioni per paziente è stato di n.12.
N.4 pazienti su 15 (gruppo B) hanno rifiutato le infiltrazioni peniene e quindi sono stati sottoposti alla sola Ionoforesi con Verapamil.
II gruppo dei rimanenti pazienti che hanno accettato l’intero protocollo è stato denominato gruppo A.
II follow up minimo è stato di 6 mesi.
Tutti i pazienti hanno eseguito ecografia peniena dinamica di controllo al termine dei 6 mesi di trattamento.
RISULTATI E CONCLUSIONI: I risultati raggiunti sono i seguenti: scomparsa del dolore associato all’erezione = gruppo A – 4 casi su 5 (80%); gruppo B – 3 casi su 3 (100%) in ambedue i gruppi entro la prima settimana di terapia riduzione dell’incurvamento = gruppo A – 5 casi su 9 (55%); gruppo B – 3 casi su 3 (100%) scomparsa dell’incurvamento = 1 caso su 10 (10%) del gruppo A miglioramento delle performances sessuali = gruppo A 4 -- casi su 5 (80%); gruppo B – 3 casi su 3 (100%) riduzione di volume della placca = gruppo A – 8 casi su 11 (72%dei casi) con una % di riduzione volumetrica variabile dal 30% all’82% (media 56,3%); gruppo B – 4 casi su 4 (100%) con una % di rid. vol. compresa tra il 50 ed il 90% (media 70%).
Non si è verificato alcun effetto collaterale tranne 2 casi di piccole ustioni verificatesi durante i primi giorni di uso dell’apparecchio ionoforetico.
I risultati ci sembrano interessanti, non solo per la percentuale di successi raggiunta, ma soprattutto per i risultati ottenuti con la sola ionoforesi.
ESPERIENZE  E METODI TERAPEUTICI
E’ ben noto a quanti se ne occupano, quali e quante difficoltà presenti la ricerca della reale etiopatogenesi nella malattia di "La Peyronie", ciò che potrebbe aprire la strada ad un trattamento causale, illustre assente dall’armamentario terapeutico attuale dell’andrologo.
II morbo per altro, bisogna riconoscerlo, si presenta come oggetto di studio tutt’altro che ideale per la ricerca di base: per l’ermetismo del suo costituirsi ed evolvere; per l’organo che affligge disagevole da sottoporre a campionature bioptiche utili allo studio diretto del decorso dell’affezione; per la naturale inclinazione dell’urologo – andrologo interlocutore di questi pazienti, a privilegiarne l’aspetto terapeutico di più immediata affinità e competenza, spesso non disgiunto da un titolo ex juvantibus del provvedimento di verifica di un’ipotesi etiologica non altrimenti dimostrabile.
Tutto ciò ha probabilmente contribuito a far segnare il passo ad un completo inquadramento scientifico della malattia da quel 1743 anno della sua prima descrizione a tutt’oggi.
Recenti studi fanno risalire la sua origine a ripetuti traumatismi locali ed annessi microtraumatismi vascolari con relativa deposizione di fibrina negli spazi tessutali la quale però non verrebbe adeguatamente riassorbita durante il normale processo di rimodellamento e riparazione della tunica albuginea.
I depositi di fibrina a loro volta provocherebbero: un aumento della permeabilità vasale, la liberazione di fattori chemiotattici per i leucociti, l’attivazione e la proliferazione dei fibroblasti.
II risultato di tali processi darebbe esito ad una sostituzione del normale tessuto elastico dell’albuginea con un tessuto fibroso cicatriziale
anelastico; la calcificazione della placca fibrosa rappresenterebbe poi lo stadio finale della malattia.
Negli ultimi anni è stato proposto l’uso del Verapamil in quanto tale molecola calcio-antagonista è in grado di inibire la sintesi e la secrezione fibroblastica di collagene.
In questo lavoro rappresentiamo la nostra esperienza clinica sull’uso del Verapamil mediante ionoforesi.
In tale ottica e con tali limiti si inserisce la nostra esperienza terapeutica farmacologica con "Verapamil" alla quale però la messa a punto di una nuova tecnologia miniaturizzata (Jonobimed con jonodispenser) per la parte fisica del trattamento, ha conferito rinnovato slancio e prospettive, consentendone l’effettiva attuazione intensiva perché divenuta domiciliare, personalizzata ed estremamente maneggevole.
 
Materiali e Metodi
II Verapamil è un calcioantagonista al quale studi recenti hanno riconosciuto la proprietà di inibire la sintesi, da parte dei fibroblasti, di macromolecole quali il collagene, per disattivazione della prolina.
II farmaco consentirebbe quindi una terapia nell’ottica etiopatogenetica prevalente del morbo che appare inquadrabile proprio nell’ambito delle collagenopatie.
II protocollo per la terapia fisica domiciliare prevede:
- Verapamil 5 mg jonoforesi giornaliera con il farmaco (1 fiala 5 mg.) sul polo positivo per 20’/4mA(Jonomed)per 6 mesi.
- Lioton mille o pomate tipo voltaren ecc. con ultrasuoni (1MHz) (Androsonic) 
- Extender Simplex per esercitare una trazione sul pene, mediante un sistema binario (stretching modulato).
Terapia fisica d’associazione ambulatoriale : laser (5KHz) + ultrasuoni (1MHz) in unica emissione (Laser Sonic) bisettimanale;

CRITERI DI INCLUSIONE
- Malattia all’esordio
- Presenza di dolore
- Incurvamento lieve
- Placche non calcificate

CRITERI DI ESCLUSIONE
- ECG con alterazione del ritmo (blocchi a-v bradicardia) ipotensione
Un'ottima compliance è stata dimostrata dai n.48 pazienti nei 6 mesi di trattamento e con un follow-up attivato (jonoforesi bisettimanale) di altri sei mesi.
Non si sono avuti effetti collaterali o complicanze.
I risultati positivi sui classici parametri : dolore, incurvamento e placca, sono stati più precoci rispetto alla nostra pregressa esperienza con Orgoteina, probabilmente per l’effetto favorevole della semierezione che fa seguito all’infusione del preparato rendendo più vulnerabile la placca e per la jonoforesi intensiva oggi davvero possibile per tutti con JONOMED mini apparecchiatura portatile a batteria e grazie alle spiccate proprietà di trasporto del Verapamil, molecola anfotera a basso peso molecolare (490).

Nota Bene
Recentemente uno studio di andrologi ha riferito che mediante stiramento del pene, la tunica albuginea si estende/dilata rendendosi più permeabile al farmaco ed ad una più ricca vascolarizzazione, ottenendo significativi risultati nella diminuzione della dimensione della placca/fibrosi quindi riduce la  curvatura e recupera qualche centimetro in lunghezza.
In base a quanto premesso abbiamo messo a punto un  estensore “EXTENDER SIMPLEX” per esercitare una trazione sul pene in modo originale, cioè esercitando uno stretching modulato – mediante un sistema binario - affinché la tunica albuginea  si rieduchi ad acquistare la naturale elasticità.
Questa metodica in abbinamento alla terapia con ionoforesi  “Jonomed” o con ultrasuoni  “I.P.P. Sonic”:sinergismo che riduce i tempi di terapia e ne aumenta l'efficacia.
L’uso dell’Extender Simplex  ha evidenziato, inoltre, un’azione tonificante sul pene, decongestionante sulla prostata e verosimilmente efficace anche per la  cura della eiaculazione precoce.
 
Prodotti:
THERAPY SONIC
LASER SONIC
   VACUUM DEVICE
 

Dopo l’intervento di prostatectomia radicale

La funzione sessuale: come può cambiare e come si può curare


La funzione e l’attività sessuale dopo l’intervento di prostatectomia radicale, possono essere compromesse in misura più o meno importante, causando disturbi che variano da persona a persona. Il recupero è possibile, ma spesso occorrono tempi piuttosto lunghi. E’ quindi bene conoscere sin dall’inizio questi aspetti in modo da essere preparati ad affrontarli meglio e con minor ansia e timore, accettando attivamente i percorsi di riabilitazione che il medico saprà indicare.


Due fondamentalmente le possibili conseguenze che accompagnano l’intervento di rimozione della ghiandola prostatica: l’incontinenza urinaria, cioè la perdita involontaria di urina, e l’impotenza sessuale, oggi meglio definita come Disfunzione Erettile (DE).

La prima grazie ai progressi nelle tecniche operatorie e all’esperienza acquisita, è un evento sempre meno frequente.

La seconda complicanza, invece, può manifestarsi con maggiore probabilità essendo per altro in gioco più fattori causali. Cercheremo qui di spiegare di che cosa si tratta, come si manifesta e che cosa si può fare per risolverla o, comunque, migliorarla.

Prima di illustrare come l’intervento di prostatectomia radicale possa compromettere la funzione sessuale, è utile accennare quali siano gli aspetti che consentono l’erezione.

Considerando i fenomeni fisico-meccanici, e tralasciando in questa sede le componenti psicoemotive ed affettive di primaria importanza, l’erezione può essere definita una sorta di processo elettro-idraulico, dove la componente elettrica è il controllo nervoso e quella idraulica, la vascolarizzazione peniena. Alla presenza di stimoli idonei per il soggetto, affettivi, visivi, tattili o anche di fantasia, si attivano specifiche aree cerebrali che, attraverso i nervi, inviano alle strutture vascolari del pene il “comando” di dilatarsi.

Il risultato è un aumentato flusso sanguigno, quindi, il rigonfiamento dell’organo sessuale che si manifesta appunto con l’erezione. Premesso ciò, è chiaro che qualunque elemento interferisca con questi meccanismi, è causa in misura variabile di DE, ossia incapacità a raggiungere e mantenere un’erezione sufficientemente valida a consentire un rapporto sessuale soddisfacente.

  • Perché le cose cambiano dopo l’intervento

La prostatectomia radicale rappresenta una delle possibili cause di DE. Infatti la rimozione della ghiandola prostatica, che si trova in contatto con strutture importanti per il controllo della minzione e della funzione erettiva, può comportare il danno di queste parti, dando incontinenza e DE. L’esperienza dell’operatore, la sua capacità nonché le condizioni pre-operatorie del paziente e la tecnica utilizzata, sono i principali fattori che influenzano l’esito positivo del trattamento. In particolare, quando le caratteristiche del tumore lo permettano, effettuando l’operazione con una tecnica detta “anatomica” o “nerve sparing”, si possono conservare integri i nervi che controllano l’erezione con elevate chances di recupero della funzione sessuale in tempi rapidi.

A parte il danno da interruzione delle fibre nervose per il taglio chirurgico, esistono altri fattori legati all’intervento che concorrono a dare problemi erettivi. Tra questi lo stato infiammatorio locale con la presenza di sostanze “tossiche” per i nervi e i fenomeni di cicatrizzazione.

Il risultato finale è un perturbamento delle condizioni favorenti l’erezione a cui si aggiungono altri ostacoli come l’ansia, il calo del tono dell’umore e la paura, correlati al tipo di malattia.

  • Altri disturbi della funzione sessuale nel dopo intervento

Altre sequele possibili della prostatectomia radicale sono la perdita di eiaculazione, la sensazione di dolore durante l’orgasmo e l’infertilità. Si tratta di disturbi che si manifestano in modo variabile da soggetto a soggetto, la comparsa dei quali, in parte, non è prevedibile a priori. Dopo l’intervento, non si vedrà uscire lo sperma al momento dell’eiaculazione, poiché vengono asportate le vescichette che producono il liquido seminale. Sarà invece mantenuta completamente la propria sensibilità ed il desiderio. Inoltre , la capacità di raggiungere un orgasmo sarà conservata ma si creerà una condizione di sterilità permanente post-chirurgica.

Da ultimo potranno aversi casi di dolenza alla eiaculazione che si risolvono però spontaneamente in breve tempo.

  • Il recupero: una strada da percorrere con pazienza e fiducia

Indipendentemente dall’approccio consigliato per la cura dei disturbi della funzione sessuale, è fondamentale essere informati e rassicurati, chiarendo dubbi e timori legati alla malattia e al suo trattamento. Il primo passo e parlarne con il proprio medico avendo fiducia nelle possibilità di recupero e non perdendo il desiderio di riprendere la propria vita sessuale appena possibile. A tal scopo è bene che entrambi i componenti della coppia siano informati perché la ripresa dei rapporti facilita di per sé il recupero funzionale delle erezioni.

Detto ciò, focalizzandosi sul principale problema del DE, l’obiettivo è ripristinare il prima possibile erezioni spontanee e funzionalmente efficaci.

  • I farmaci

Nelle settimane immediatamente successive all’intervento si ha un calo significativo delle erezioni, per cui non si hanno rapporti completi soddisfacenti. Il recupero dell’attività erettiva richiede tempi variabili e dipende da alcuni fattori: età, capacità di raggiungere e mantenere l’erezione che si aveva prima dell’operazione, stato psicologico e, come spiegato, tecnica operatoria utilizzata.

Oggi, grazie alla disponibilità di vari farmaci ben noti ed ampiamente utilizzati per la DE, è possibile permettere al paziente la ripresa di una vita sessuale attiva e soddisfacente.

Due fondamentalmente le categorie di medicinali in commercio: la prima include farmaci da assumere per bocca, gli inibitori delle fosfodiesterasi tipo 5; la seconda comprende prodotti da iniettare localmente, all’interno delle strutture vascolari del pene.

Il sildenafil, in commercio con il nome di Viagra, è il capostipite della prima classe e funziona aumentando la circolazione di sangue a livello del pene in condizioni di adeguata stimolazione erotica. Le altre molecole che appartengono a questa categoria sono: tadalafil (Cialis) e vardenafil (Levitra e Vivanza) e differiscono fondamentalmente per i diversi tempi di insorgenza dell’erezione. Sono molto efficaci se è stato eseguito un intervento chirurgico che abbia preservato l’innervazione dei corpi cavernosi; danno poi buoni risultati in quei soggetti che riferiscono erezioni spontanee, o anche il semplice ingrossamento del pene, nelle settimane successive all’operazione. Sia sildenafil sia vadenafil vanno assunti al dosaggio indicato dal medico, circa un ora prima dell’inizio del rapporto, possibilmente a stomaco vuoto. Con entrambi i farmaci si dovrebbe ottenere una migliore risposta erettile per circa 6-8 ore dopo l’assunzione della pastiglia, risposta che è strettamente legata a una buona stimolazione erotica. Tadalfil si distingue perché va preso circa 3-6 ore prima del rapporto, con un possibile miglioramento della erezione fino a 24 ore dopo l’assunzione della pastiglia.

Non tutti ottengono benefici da questo tipo di terapia oppure lamentano effetti collaterali non tollerati come mal di testa, vampate di caldo, disturbi allo stomaco.

In questi casi si può ricorrere all’altra categoria di farmaci, ossia le molecole vasoattive da iniettare direttamente nel pene. E’ una procedura semplice, non dolorosa, tutt’al più fastidiosa che deve essere spiegata dal proprio medico. Lo scopo è sempre il medesimo: provocare un aumento di flusso sanguigno in modo da determinare l’erezione.

Riprendere appena possibile la propria attività sessuale resta comunque il primo passo fondamentale, considerando che una eventuale inattività di coppia si dimostra deleteria per il ripristino delle proprie funzioni. Va tuttavia precisato che i primi rapporti saranno probabilmente meno validi del previsto.

  • E quando i farmaci non funzionano o non si possono utilizzare?

Due sostanzialmente le alternative: il Vacuum Device o dispositivo a pressione negativa e l’impianto di protesi nel pene.

Il primo consiste in un cilindro trasparente in cui si inserisce l’organo e che va tenuto contro il pube. Mediante l’aspirazione dell’aria presente all’interno del dispositivo, si crea un vuoto di pressione negativa attorno al pene, con richiamo di sangue al suo interno. Ne consegue l’ingrossamento che è mantenuto grazie al posizionamento di un anello di gomma alla radice del pene. Si tratta di uno strumento semplice da usare ma non facilmente accettato.



La protesi consiste nell’impianto di due componenti: l’una all’interno del pene, formata da due cilindri dilatabili, l’altra nello scroto, rappresentata dal comando della pompa che attivata, spinge un fluido speciale all’interno dei due cilindri-serbatoi. E’ richiesto ricovero ospedaliero con intervento in anestesia e la procedura è permanente ed irreversibile.

Quest’ultima soluzione, se effettuata in centri con esperienza, dà risultati molto soddisfacenti con un recupero completo dell’attività erettiva.

  • Concludendo

Rilevanti i progressi fatti per curare i cambiamenti della funzionalità sessuale conseguenti all’intervento di prostatectomia radicale. Grazie ai positivi risultati ottenuti sia in termini di tecnica chirurgica che di terapie farmacologiche e meccaniche, oggi la maggior parte dei pazienti può riguadagnare una buona sessualità, magari diversa dal passato ma nono per questo meno soddisfacente per la coppia. Una approfondita conoscenza dei vari aspetti, delle criticità e dei tempi necessari nonché una discreta dose di fiducia e pazienza rappresentano i prerequisiti sostanziali per riconquistare una vita sessuale comunque appagante.







JONOMED