Dopo l’intervento di prostatectomia radicale
La funzione sessuale: come può cambiare e come si può curare
La funzione e l’attività sessuale dopo l’intervento di prostatectomia radicale, possono essere compromesse in misura più o meno importante, causando disturbi che variano da persona a persona. Il recupero è possibile, ma spesso occorrono tempi piuttosto lunghi. E’ quindi bene conoscere sin dall’inizio questi aspetti in modo da essere preparati ad affrontarli meglio e con minor ansia e timore, accettando attivamente i percorsi di riabilitazione che il medico saprà indicare.
Due fondamentalmente le possibili conseguenze che accompagnano l’intervento di rimozione della ghiandola prostatica: l’incontinenza urinaria, cioè la perdita involontaria di urina, e l’impotenza sessuale, oggi meglio definita come Disfunzione Erettile (DE).
La prima grazie ai progressi nelle tecniche operatorie e all’esperienza acquisita, è un evento sempre meno frequente.
La seconda complicanza, invece, può manifestarsi con maggiore probabilità essendo per altro in gioco più fattori causali. Cercheremo qui di spiegare di che cosa si tratta, come si manifesta e che cosa si può fare per risolverla o, comunque, migliorarla.
Prima di illustrare come l’intervento di prostatectomia radicale possa compromettere la funzione sessuale, è utile accennare quali siano gli aspetti che consentono l’erezione.
Considerando i fenomeni fisico-meccanici, e tralasciando in questa sede le componenti psicoemotive ed affettive di primaria importanza, l’erezione può essere definita una sorta di processo elettro-idraulico, dove la componente elettrica è il controllo nervoso e quella idraulica, la vascolarizzazione peniena. Alla presenza di stimoli idonei per il soggetto, affettivi, visivi, tattili o anche di fantasia, si attivano specifiche aree cerebrali che, attraverso i nervi, inviano alle strutture vascolari del pene il “comando” di dilatarsi.
Il risultato è un aumentato flusso sanguigno, quindi, il rigonfiamento dell’organo sessuale che si manifesta appunto con l’erezione. Premesso ciò, è chiaro che qualunque elemento interferisca con questi meccanismi, è causa in misura variabile di DE, ossia incapacità a raggiungere e mantenere un’erezione sufficientemente valida a consentire un rapporto sessuale soddisfacente.
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Perché le cose cambiano dopo l’intervento
La prostatectomia radicale rappresenta una delle possibili cause di DE. Infatti la rimozione della ghiandola prostatica, che si trova in contatto con strutture importanti per il controllo della minzione e della funzione erettiva, può comportare il danno di queste parti, dando incontinenza e DE. L’esperienza dell’operatore, la sua capacità nonché le condizioni pre-operatorie del paziente e la tecnica utilizzata, sono i principali fattori che influenzano l’esito positivo del trattamento. In particolare, quando le caratteristiche del tumore lo permettano, effettuando l’operazione con una tecnica detta “anatomica” o “nerve sparing”, si possono conservare integri i nervi che controllano l’erezione con elevate chances di recupero della funzione sessuale in tempi rapidi.
A parte il danno da interruzione delle fibre nervose per il taglio chirurgico, esistono altri fattori legati all’intervento che concorrono a dare problemi erettivi. Tra questi lo stato infiammatorio locale con la presenza di sostanze “tossiche” per i nervi e i fenomeni di cicatrizzazione.
Il risultato finale è un perturbamento delle condizioni favorenti l’erezione a cui si aggiungono altri ostacoli come l’ansia, il calo del tono dell’umore e la paura, correlati al tipo di malattia.
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Altri disturbi della funzione sessuale nel dopo intervento
Altre sequele possibili della prostatectomia radicale sono la perdita di eiaculazione, la sensazione di dolore durante l’orgasmo e l’infertilità. Si tratta di disturbi che si manifestano in modo variabile da soggetto a soggetto, la comparsa dei quali, in parte, non è prevedibile a priori. Dopo l’intervento, non si vedrà uscire lo sperma al momento dell’eiaculazione, poiché vengono asportate le vescichette che producono il liquido seminale. Sarà invece mantenuta completamente la propria sensibilità ed il desiderio. Inoltre , la capacità di raggiungere un orgasmo sarà conservata ma si creerà una condizione di sterilità permanente post-chirurgica.
Da ultimo potranno aversi casi di dolenza alla eiaculazione che si risolvono però spontaneamente in breve tempo.
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Il recupero: una strada da percorrere con pazienza e fiducia
Indipendentemente dall’approccio consigliato per la cura dei disturbi della funzione sessuale, è fondamentale essere informati e rassicurati, chiarendo dubbi e timori legati alla malattia e al suo trattamento. Il primo passo e parlarne con il proprio medico avendo fiducia nelle possibilità di recupero e non perdendo il desiderio di riprendere la propria vita sessuale appena possibile. A tal scopo è bene che entrambi i componenti della coppia siano informati perché la ripresa dei rapporti facilita di per sé il recupero funzionale delle erezioni.
Detto ciò, focalizzandosi sul principale problema del DE, l’obiettivo è ripristinare il prima possibile erezioni spontanee e funzionalmente efficaci.
Nelle settimane immediatamente successive all’intervento si ha un calo significativo delle erezioni, per cui non si hanno rapporti completi soddisfacenti. Il recupero dell’attività erettiva richiede tempi variabili e dipende da alcuni fattori: età, capacità di raggiungere e mantenere l’erezione che si aveva prima dell’operazione, stato psicologico e, come spiegato, tecnica operatoria utilizzata.
Oggi, grazie alla disponibilità di vari farmaci ben noti ed ampiamente utilizzati per la DE, è possibile permettere al paziente la ripresa di una vita sessuale attiva e soddisfacente.
Due fondamentalmente le categorie di medicinali in commercio: la prima include farmaci da assumere per bocca, gli inibitori delle fosfodiesterasi tipo 5; la seconda comprende prodotti da iniettare localmente, all’interno delle strutture vascolari del pene.
Il sildenafil, in commercio con il nome di Viagra, è il capostipite della prima classe e funziona aumentando la circolazione di sangue a livello del pene in condizioni di adeguata stimolazione erotica. Le altre molecole che appartengono a questa categoria sono: tadalafil (Cialis) e vardenafil (Levitra e Vivanza) e differiscono fondamentalmente per i diversi tempi di insorgenza dell’erezione. Sono molto efficaci se è stato eseguito un intervento chirurgico che abbia preservato l’innervazione dei corpi cavernosi; danno poi buoni risultati in quei soggetti che riferiscono erezioni spontanee, o anche il semplice ingrossamento del pene, nelle settimane successive all’operazione. Sia sildenafil sia vadenafil vanno assunti al dosaggio indicato dal medico, circa un ora prima dell’inizio del rapporto, possibilmente a stomaco vuoto. Con entrambi i farmaci si dovrebbe ottenere una migliore risposta erettile per circa 6-8 ore dopo l’assunzione della pastiglia, risposta che è strettamente legata a una buona stimolazione erotica. Tadalfil si distingue perché va preso circa 3-6 ore prima del rapporto, con un possibile miglioramento della erezione fino a 24 ore dopo l’assunzione della pastiglia.
Non tutti ottengono benefici da questo tipo di terapia oppure lamentano effetti collaterali non tollerati come mal di testa, vampate di caldo, disturbi allo stomaco.
In questi casi si può ricorrere all’altra categoria di farmaci, ossia le molecole vasoattive da iniettare direttamente nel pene. E’ una procedura semplice, non dolorosa, tutt’al più fastidiosa che deve essere spiegata dal proprio medico. Lo scopo è sempre il medesimo: provocare un aumento di flusso sanguigno in modo da determinare l’erezione.
Riprendere appena possibile la propria attività sessuale resta comunque il primo passo fondamentale, considerando che una eventuale inattività di coppia si dimostra deleteria per il ripristino delle proprie funzioni. Va tuttavia precisato che i primi rapporti saranno probabilmente meno validi del previsto.
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E quando i farmaci non funzionano o non si possono utilizzare?
Due sostanzialmente le alternative: il Vacuum Device o dispositivo a pressione negativa e l’impianto di protesi nel pene.
Il primo consiste in un cilindro trasparente in cui si inserisce l’organo e che va tenuto contro il pube. Mediante l’aspirazione dell’aria presente all’interno del dispositivo, si crea un vuoto di pressione negativa attorno al pene, con richiamo di sangue al suo interno. Ne consegue l’ingrossamento che è mantenuto grazie al posizionamento di un anello di gomma alla radice del pene. Si tratta di uno strumento semplice da usare ma non facilmente accettato.
La protesi consiste nell’impianto di due componenti: l’una all’interno del pene, formata da due cilindri dilatabili, l’altra nello scroto, rappresentata dal comando della pompa che attivata, spinge un fluido speciale all’interno dei due cilindri-serbatoi. E’ richiesto ricovero ospedaliero con intervento in anestesia e la procedura è permanente ed irreversibile.
Quest’ultima soluzione, se effettuata in centri con esperienza, dà risultati molto soddisfacenti con un recupero completo dell’attività erettiva.
Rilevanti i progressi fatti per curare i cambiamenti della funzionalità sessuale conseguenti all’intervento di prostatectomia radicale. Grazie ai positivi risultati ottenuti sia in termini di tecnica chirurgica che di terapie farmacologiche e meccaniche, oggi la maggior parte dei pazienti può riguadagnare una buona sessualità, magari diversa dal passato ma nono per questo meno soddisfacente per la coppia. Una approfondita conoscenza dei vari aspetti, delle criticità e dei tempi necessari nonché una discreta dose di fiducia e pazienza rappresentano i prerequisiti sostanziali per riconquistare una vita sessuale comunque appagante.