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Induratio Penis Plastica (I.P.P.) o Morbo di "La Peyronie" ESPERIENZE E METODI TERAPEUTICI E’ ben noto a quanti se ne occupano, quali e quante difficoltà presenti la ricerca della reale etiopatogenesi nella malattia di "La Peyronie", ciò che potrebbe aprire la strada ad un trattamento causale, illustre assente dall’armamentario terapeutico attuale dell’andrologo. II morbo per altro, bisogna riconoscerlo, si presenta come oggetto di studio tutt’altro che ideale per la ricerca di base: per l’ermetismo del suo costituirsi ed evolvere; per l’organo che affligge disagevole da sottoporre a campionature bioptiche utili allo studio diretto del decorso dell’affezione; per la naturale inclinazione dell’urologo – andrologo interlocutore di questi pazienti, a privilegiarne l’aspetto terapeutico di più immediata affinità e competenza, spesso non disgiunto da un titolo ex juvantibus del provvedimento di verifica di un’ipotesi etiologica non altrimenti dimostrabile. Tutto ciò ha probabilmente contribuito a far segnare il passo ad un completo inquadramento scientifico della malattia da quel 1743 anno della sua prima descrizione a tutt’oggi. Recenti studi fanno risalire la sua origine a ripetuti traumatismi locali ed annessi microtraumatismi vascolari con relativa deposizione di fibrina negli spazi tessutali la quale però non verrebbe adeguatamente riassorbita durante il normale processo di rimodellamento e riparazione della tunica albuginea. I depositi di fibrina a loro volta provocherebbero: un aumento della permeabilità vasale, la liberazione di fattori chemiotattici per i leucociti, l’attivazione e la proliferazione dei fibroblasti. II risultato di tali processi darebbe esito ad una sostituzione del normale tessuto elastico dell’albuginea con un tessuto fibroso cicatriziale anelastico; la calcificazione della placca fibrosa rappresenterebbe poi lo stadio finale della malattia. Negli ultimi anni è stato proposto l’uso del Verapamil in quanto tale molecola calcio-antagonista è in grado di inibire la sintesi e la secrezione fibroblastica di collagene. In questo lavoro rappresentiamo la nostra esperienza clinica sull’uso del Verapamil mediante ionoforesi. In tale ottica e con tali limiti si inserisce la nostra esperienza terapeutica farmacologica con "Verapamil" alla quale però la messa a punto di una nuova tecnologia miniaturizzata (JonobiMed) per la parte fisica del trattamento, ha conferito rinnovato slancio e prospettive, consentendone l’effettiva attuazione intensiva perché divenuta domiciliare, personalizzata ed estremamente maneggevole.
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MATERIALI E METODO Sono stati trattati n.15 pazienti tutti affetti da IPP, con una età compresa fra 44 e 67 anni; nessuno di questi pazienti era stato sottoposto a precedenti terapie. N.8 pazienti pazienti accusavano un associato disturbo dell’erezione. In n.8 casi su 15 era presente dolore in fase di erezione. Tutti i pazienti, prima del trattamento, sono stati sottoposti al seguente studio: anamnesi, E.O., Rigiscan notturno, ecografia peniena dinamica, doppler penieno dinamico. I diametri della placca variano da 2 mm a 23 mm. In n.7 casi su 15 era presente una calcificazione nel contrasto della placca d’induratio. II grado di incurvamento penieno, quando presente, variava da 10 a 80 gradi. A tutti i pazienti è stato proposto il seguente trattamento: Ionoforesi giornaliera per 6 giorni alla settimana e per 6 mesi con il farmaco Verapamil in dose 5 mg per via Ionoforesi con elettrodi posizionati ai lati del pene (farmaco sul polo positivo + una corrente di 4 milliA, per 20’). II follow up minimo è stato di 6 mesi. Tutti i pazienti hanno eseguito ecografia peniena dinamica di controllo al termine dei 6 mesi di trattamento.
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RISULTATI E CONCLUSIONI
I risultati raggiunti sono i seguenti: scomparsa del dolore associato all’erezione entro la prima settimana di terapia riduzione dell’incurvamento, miglioramento delle performances sessuali, riduzione di volume della placca, riduzione volumetrica variabile dal 30% all’82% (media 56,3%). Non si è verificato alcun effetto collaterale tranne 2 casi di piccole ustioni verificatesi durante i primi giorni di uso dell’apparecchio ionoforetico. I risultati ottenuti con lo JonobiMed ci sembrano interessanti.
Materiali e Metodi II Verapamil è un calcioantagonista al quale studi recenti hanno riconosciuto la proprietà di inibire la sintesi, da parte dei fibroblasti, di macromolecole quali il collagene, per disattivazione della prolina. II farmaco consentirebbe quindi una terapia nell’ottica etiopatogenetica prevalente del morbo che appare inquadrabile proprio nell’ambito delle collagenopatie. II protocollo per la terapia fisica domiciliare prevede: - Verapamil 5 mg jonoforesi giornaliera con il farmaco (1 fiala 5 mg.) sul polo positivo per 20’/4mA(Jonobimed)per 6 mesi. - Lioton mille o pomate tipo voltaren ecc. con ultrasuoni (1MHz) (Androsonic) - Extender Simplex per esercitare una trazione sul pene, mediante un sistema binario (stretching modulato). Terapia fisica d’associazione ambulatoriale : laser (5KHz) + ultrasuoni (1MHz) in unica emissione (Laser Sonic) bisettimanale;
CRITERI DI INCLUSIONE - Malattia all’esordio - Presenza di dolore - Incurvamento lieve - Placche non calcificate
CRITERI DI ESCLUSIONE - ECG con alterazione del ritmo (blocchi a-v bradicardia) ipotensione
Un'ottima compliance è stata dimostrata dai n.48 pazienti nei 6 mesi di trattamento e con un follow-up attivato (jonoforesi bisettimanale) di altri sei mesi. Non si sono avuti effetti collaterali o complicanze. I risultati positivi sui classici parametri : dolore, incurvamento e placca, sono stati più precoci rispetto alla nostra pregressa esperienza con Orgoteina, probabilmente per l’effetto favorevole della semierezione che fa seguito all’infusione del preparato rendendo più vulnerabile la placca e per la jonoforesi intensiva oggi davvero possibile per tutti con JONObiMED mini apparecchiatura portatile a batteria e grazie alle spiccate proprietà di trasporto del Verapamil, molecola anfotera a basso peso molecolare (490).
Nota Bene Recentemente uno studio di andrologi ha riferito che mediante stiramento del pene, la tunica albuginea si estende/dilata rendendosi più permeabile al farmaco ed ad una più ricca vascolarizzazione, ottenendo significativi risultati nella diminuzione della dimensione della placca/fibrosi quindi riduce la curvatura e recupera qualche centimetro in lunghezza. In base a quanto premesso abbiamo messo a punto un estensore “EXTENDER SIMPLEX” per esercitare una trazione sul pene in modo originale, cioè esercitando uno stretching modulato – mediante un sistema binario - affinché la tunica albuginea si rieduchi ad acquistare la naturale elasticità. Questa metodica in abbinamento alla terapia con ionoforesi “JonobiMed” o con ultrasuoni “I.P.P. Sonic”:sinergismo che riduce i tempi di terapia e ne aumenta l'efficacia. L’uso dell’Extender Simplex ha evidenziato, inoltre, un’azione tonificante sul pene, decongestionante sulla prostata e verosimilmente efficace anche per la cura della eiaculazione precoce.
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Induratio Penis Plastica (I.P.P.) o malattia di "La Peyronie"
La Induratio Penis Plastica (IPP) o malattia di La Peyronie,dal nome del chrurgo di LuigiXV che la scoprì nel 1743, è una malattia del pene a causa non nota caratterizzata da una fibrosi circoscritta della tunica albuginea, la guaina scarsamente vascolarizzata che riveste i corpi cavernosi del pene. L’area di fibrosi, che definiremo "placca", costituisce una limitazione alla elasticità della faccia del pene interessata dalla malattia durante le erezioni determinando una curvatura verso il versante malato. Le cause, come già detto, non sono note. Il riscontro frequentissimo delle placche sulla linea mediana del pene nella regione ventrale o dorsale di esso ha fatto ipotizzare a moltissimi autori già negli anni sessanta e poi più di recente che alla base del processo fisiopatologico della malattia vi siano traumi o microtraumi ripetuti nel tempo a carico del pene eretto che detrminano lesioni, anche minime, di quell’area della tunica albuginea che si trova a livello del setto di separazione tra i due corpi cavernosi (setto intercavernoso). Infatti il rivestimento dei corpi cavernosi presenta fibre circolari intorno a ciascuno di essi e fibre a decorso longitudinale che li rivestono consensualmente. Sulla linea mediana queste fibre ad andamento ortogonale tra loro si incontrano nel setto intercavernoso. Un trauma a pene eretto può scollare questi due strati di fibre lacerandoli. A queste lacerazioni, uniche o ripetute, conseguono i normali processi riparativi dell’organismo che all’inizio producono fenomeni di infiammazione locale e, nel tempo, la formazione di una cicatrice. Questa costituisce la tipica "placca" della IPP. Col passare del tempo questi processi cicatriziali si stabilizzano, vi si depositano sali di calcio col risultato finale di placche calcifiche immodificabili, tipiche delle IPP stabilizzate. | |
EPIDEMIOLOGIA La IPP colpisce prevalentemente uomini di mezza età, molto più raramente soggetti giovani o anziani. Tale distribuzione epidemiologica viene giustificata e, allo stesso tempo, conforta l’ipotesi eziologica esposta in precedenza mettendola in relazione a due fattori: elasticità dei tessuti e vigore sessuale. Nei giovani l’enorme elasticità dei tessuti è in grado di assorbire il traumatismo intrinseco dei movimenti coitali; negli anziani assistiamo a una notevole riduzione della elasticità dei tessuti a cui però si accompagna anche una notevole riduzione di "energia" durante i rapporti sessuali. E’ nella V-VI decade di vita che, pur mantenendosi un elevato stress meccanico a carico del pene eretto durante il coito, i tessuti penieni perdono più o meno gradualmente e più o meno velocemente la loro elasticità. Devine e coll. nel 1992 riportano il riscontro quasi esclusivo della IPP nella razza bianca (rari casi tra i neri e nessuno tra gli orientali).
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SINTOMATOLOGIA E DECORSO La malattia nel 50% dei casi ha esordio improvviso e nell’altro 50% dei casi esordio insidioso e lento nel tempo. Anche questa differente modalità di presentazione del quadro sintomatologico viene ad essere in accordo con l’ipotesi eziologica che abbiamo riportato. Infatti un paziente su due ha ricordo del trauma penieno accompagnato da vivo dolore durato da pochi minuti a qualche giorno intercorso circa 1-4 settimane prima dell’insorgenza della curvatura. L’altra metà dei pazienti non ricorda invece un evento traumatico preciso. Nel primo caso è probabile che il trauma abbia provocato una lacerazione sufficientemente importante da essere corredata da dolore e impotenza funzionale più o meno lunga, nel secondo caso probabilmente una serie di ripetuti microtraumi sono alla base della malattia. Comunque insorga, la malattia conclamata si manifesta con una fase acuta e una fase di stabilizzazione. Nella fase di acuzie, che come abbiamo visto può insorgere immediatamente dopo un trauma o dopo un periodo variabile di tempo, il paziente lamenta dolore spontaneo o all’erezione e curvatura del pene in erezione e, meno frequentemente, anche in stato di flaccidità. E’ questa la fase in cui va effettuata la terapia. A questa fase infatti consegue, dopo un periodo di 12-18 mesi, necessari all’organizzazione cicatriziale della placca, la fase di stabilizzazione in cui i processi infiammatori sono risolti e residua una placca calcifica inattacabile dalla terapia. E' dunque fondamentale aggredire la malattia con la terapia idonea nella fase acuta, quella in cui l’infiammazione e i processi cicatriziali sono ancora in atto, per ridurre la formazione della cicatrice e il deposito dei sali di calcio. Alla malattia di La Peyronie può associarsi un deficit erettile sia perché il dolore e la curvatura, con il conseguente dolore alla penetrazione per entrambi i partner, hanno sull'attività sessuale un importante effetto psicologico negativo, sia perché le modificazioni dei tessuti penieni che sono alla base della possibile causa dell'IPP concidono con quelle che concorrono al determinismo delle disfunzioni erettili organiche. Ci sentiamo quindi di affermare, in accordo con moltissimi altri Autori, che la IPP di per sé non è causa di disfunzioni erettili ma spesso precede e/o si comporta da concausa di alcune forme di deficit erettivo organico o psicogeno.
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DIAGNOSI Va posta il più precocemente possibile. Molti Autori hanno proposto diversi protocolli diagnostici con l'utilizzo delle più svariate metodiche. Noi ci sentiamo di affermare che la diagnosi di IPP si fa con 4 semplici modalità: 1) accurata raccolta della storia clinica del paziente (modalità e tempi di insorgenza, sintomi, manifestazioni associate, vita sessuale); 2) autofotografie, in almeno due proiezioni, che il paziente deve eseguire a pene eretto che permettono di calcolare l'esatto angolo di curvatura del pene; 3) esame obbiettivo che eseguito da mani esperte permette valutazioni estremamente precise dello stato di malattia; 4) ecografia peniena a pene flaccido e in erezione farmacoindotta.
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TERAPIAIl primo atto terapeutico è senza medicine o strumenti. Il colloquio, chiaro e sereno, tra specialista e paziente, meglio ancora se accompagnato dalla partner, è il primo momento della terapia. Enfatizziamo la presenza della partner al colloquio per il ruolo che riveste la coppia, come elemento unitario, nella evoluzione della malattia e, soprattutto, nella scelta della strategia terapeutica. Un pene curvo infatti può essere altrettanto doloroso per il paziente che per la partner col risultato che spesso l'evitamento del rapporto sessuale diviene una scelta forzata di entrambi. Nella fase acuta della malattia, la terapia viene effettuata con farmaci somministrati per via orale o per via locale (infiltrazioni o ionoforesi) associata a terapia fisica (laser, ultrasonoterapia, radioterapia). La terapia chirurgica, con interventi di escissione della placca e apposizione di patch in materiale sintetico o autologo (lembi di mucosa prelevati al paziente stesso) o interventi di impianto di protesi peniene per i rari casi di deficit erettile irreversibile, a nostro giudizio va riservata a quei pazienti che, a causa della curvatura o del deficit erettile, non possono assolutamente avere rapporti sessuali e li desiderino. Molti i farmaci impiegati nel corso degli anni con risultati diversi da molecola a molecola e da autore ad autore utilizzando la stessa molecola (sic!). Noi proponiamo ai nostri pazienti in fase acuta un protocollo terapeutico elaborato da noi modificando parzialmente quanto affermato dal gruppo dell'Università di Milano nel corso del IX congresso Nazionale della Società Italiana di Andrologia (Ancona,1995). Il protocollo nasce da una passata esperienza con farmaci antiinfiammatori somministrati con infiltrazioni perilesionali (corticosteroidi e orgoteina) che fu abbandonata, a causa dei rischi di fibrosi reattiva al traumatismo dell'iniezione, per la somministrazione con ionoforesi ambulatoriale. In quegli anni fu messo a punto un apparecchio per ionoforesi peniena domiciliare che abbiamo adottato per il vantaggio di poter effettuare sedute di ionoforesi giornaliere al domicilio del paziente. Abbiamo associato terapia laser o laser+ultrasuoni a frequenze personalizzate.Questo cammino di sperimentazione e la continua revisione delle esperienze degli altri autorevoli colleghi ci ha condotto a utilizzare attualmente il seguente schema terapeutico: A) ionoforesi giornaliera con apparecchio portatile di proprietà del paziente (Jonobimed) per 20 min a 2-4mA con, a giorni alterni, 1 fiala di verapamil da 5mg (sostanza colcioantagonista e antinfiammatoria); negli altri giorni sfruttiamo l'effetto antiinfiammatorio del massaggio galvanico che la corrente a piccola intensità determina sui tessuti; B) laserterapia o laser-ultrasuonoterapia sempre domiciliare (Laser-sonic) due volte la settimana; vitamina E alla dose di 200-400 mg x 2 volte al di.Questa terapia, eseguita per 6 mesi, ha dimostrato un'ottima efficacia. Scomparsa del dolore nella totalità dei pazienti, riduzione della curvatura in circa un terzo dei pazienti, riduzione dell'area di fibrosi ecograficamente calcolata in un paziente su due.
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